La suggestiva cornice seicentesca dello storico Palazzo Bertalazone di San Fermo a Torino è stata palcoscenico di un evento alternativo alle consuete manifestazioni che riguardano la Moda. Glix, marchio nato dall'estro creativo della fashion designer Paola Monorchio , ha dato la sua interpretazione dell'abito come "contenitore" di chi lo indossa.
L'evento Byhand, ha dato spazio a voci fuori dal coro e a esperienze di Fashion Design inteso come creazione artigianale di pezzi unici o serie limitate di capi d'abbigliamento e accessori, in cui numerose realtà italiane e straniere si confrontano sul terreno fertile della creatività e dell'innovazione. Il percorso della mostra si snoda attraverso le sale del piano nobile del palazzo, in spazi ariosi, arricchiti da affreschi e decorazioni.
In questo contesto poetico, la riflessione sulle forme e sulla gestualità del vestire, trovano la loro migliore collocazione in una dialettica costante tra l'antico e il contemporaneo.
È in questa tensione poetica che trova la sua cornice ideale la visione del tutto personale di Paola Monorchio, designer e creatrice del marchio Glix, che presenta abiti e gioielli dalle linee sobrie ed eleganti: tessuti sapientemente selezionati che si ripiegano in ampie o piccole falde intorno al corpo, accarezzandone le forme senza costringerle; metalli che si incurvano e modellano in trafori che, come merletti, diventano un tutt'uno con il corpo.
Gli abiti e i gioielli Glix accolgono l'estetica di una figura femminile sofisticata e intellettuale, indipendente e impegnata, viaggiatrice e colta. Se il nostro comportamento, in latino habitus, indica un modo di essere, come stiamo nel mondo, il nostro vissuto imprime un'impronta profonda sul nostro apparire.
Un abito traduce esteriormente ciò che siamo, l'ambiente dal quale proveniamo, le nostre preferenze, il nostro modo di stare con gli altri, il ruolo che ricopriamo nella società o in un ambiente lavorativo; è l'involucro che ci protegge e separa dal mondo esterno, è il nostro contenitore.
L'abito contiene il nostro corpo, ma anche la nostra anima, la nostra essenza profonda, come una casa fatta su misura, che ci portiamo dietro ovunque andiamo. In questo senso abitiamo il nostro abito e in esso ci riconosciamo.
L'allestimento ruota intorno a un progetto di installazione dai forti connotati autobiografici: un abito, in cui i rapporti tra altezza e volume sono volutamente sproporzionati.
Dalla schiena il tessuto - una garza di cotone - si adagia in un lungo ed ampio strascico, nel quale sono contenuti oggetti d'uso quotidiano, sia legati all'ambiente domestico che alla persona. è il titolo di questa installazione.
Quest'opera dal titolo "Io Abito Qui" è un manifesto desiderio di radicamento, non in un luogo fisico, ma dentro se stessi, in una gestualità quotidiana fatta di cose tangibili e di ricordi. È un'identità che affiora attraverso gli oggetti che ci appartengono, quegli oggetti che racchiudono memorie, legami o semplicemente abitudini.
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